Fast Fashion


Il fast fashion consiste nella capacità di alcune aziende di immettere sul mercato un prodotto in tempi molto brevi, spesso sfruttando operai sottopagati di paesi in via di sviluppo come Bangladesh o India.
Inoltre, dati i prezzi bassi dei prodotti, incoraggiano i compratori ad acquistare molti più articoli di quelli necessari, creando una notevole mole di rifiuti, si stima che ogni anno ben l'85% dei prodotti tessili finisca in discarica.
Il Fast Fashion è responsabile di ben il 10% delle emissioni di gas serra sul pianeta, senza contare però lo sfruttamento e l'inquinamento delle acque, altro grande problema spesso sottostimato.
L'aumento della produzione, mira a rendere disponibile nel corso dell'anno una buona varietà di taglie e modelli per far fronte alla richiesta. In questo modo, a fine stagione restano sugli scaffali grandi quantità di invenduto che vanno smaltite con un ingente danno ambientale e spreco di risorse.
Inoltre le fabbriche utilizzano tessuti scadenti, in particolare il poliestere, esso impiega fino a 200 anni per decomporsi; inoltre 1 kg di poliestere produce circa 21 kg di CO2; infine il trasporto di merci a lungo raggio aumenta le emissioni di carbonio.
Purtroppo molti dei più famosi marchi di abbigliamento sono colpevoli di tale fenomeno, ma tra i tanti brand ne spicca uno in particolare, ovvero Shein.
Il noto sito di e-commerce, che in pochi anni ha raggiunto una incredibile fama, si aggiudica il 50% del mercato globale del fast fashion e i suoi prodotti contengono circa il 95,2% di microplastiche ed ogni anni genera 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, di cui solo il 15% viene riciclato.